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La repressione antiebraica nella R.S.I.
Il regime fascista aveva "preparato il terreno" per la repressione nazista, grazie alle leggi razziali del 1938, all'aggiornamento della schedatura degli ebrei, all'antigiudaismo compiuto con la Direzione generale per la demografia e la razza (organo del ministero dell'Interno); a questo ultimo proposito basti ricordare che Mussolini dette un encomio al direttore di un giornale di Teramo per la propaganda contro i nemici ebrei (colpevoli di rubare il lavoro ai "puri" italiani, di incamerarne i beni, e via discorrendo): c'era un solo particolare, che a Teramo risiedevano DUE ebrei!
L'antisemitismo mussoliniano probabilmente sarebbe rimasto solo discriminatorio, ma grazie ad esso i nazisti "saltarono" la fase burocratica della persecuzione.
Tra i problemi iniziali della Repubblica Sociale Italiana, la questione ebraica non era primaria, ma lo divenne poco dopo.
Il responsabile delle SS per la repressione in Italia, il capitano Dannecker, agiva seguendo ordini precisi da Berlino, approfittando del vuoto di potere italiano. Il duce non gradiva questo comportamento, ma poteva fare ben poco. Il 14 novembre 1943 furono delineati a Verona i 18 punti programmatici del nuovo regime. Il settimo punto si occupava della questione ebraica:"Gli appartenenti alla razza ebraica sono stranieri, durante questa guerra appartengono a nazione nemica"... Il successivo 30 novembre il Ministro degli Interni con l'ordinanza n°5 dispose l'arresto, l'internamento e il sequestro dei beni degli ebrei presenti nel nostro territorio. Tutto l'apparato statale venne coinvolto. Non ci fu coordinamento fra italiani e tedeschi: ad esempio la legge italiana esentava gli ammalati e gli anziani, quella tedesca no; i tedeschi erano più "prudenti" nel caso di matrimoni misti, mentre gli italiani non proteggevano i coniugi ebrei. La scelta della R.S.I. di arrestare gli ebrei fu dovuta principalmente alla rivendicazione di sovranità nei confronti dell'occupante tedesco. Entro la prima settimana del dicembre 1943 furono approntati i primi campi di concentramento provinciali, e si procedette con rastrellamenti similari a quelli nazisti (come ad esempio quelli di Mantova del 1° dicembre, di Venezia del 5 e 6). L'ex campo per prigionieri di Fossoli di Carpi (Mo) fu scelto come campo principale, dove convogliare i prigionieri provenienti dal resto del territorio della R.S.I. Parallelamente all'arresto, si procedette con il sequestro di tutti i beni (perfino degli spazzolini da denti e di altri oggetti di uso quotidiano) ad opera dell'EGELI (Ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare). In una riunione del 4 dicembre 1943 i tedeschi presero atto delle operazioni italiane, che dovevano essere fatte apparire come la soluzione finale -che si doveva concludere con l'internamento- e non come una tappa verso l'eliminazione, lo sterminio. È da ricordare che sin dal dicembre 1942 Mussolini e i funzionari governativi erano a conoscenza dei progetti di sterminio tedeschi. Il 30 gennaio 1944 avvenne la deportazione da Milano degli ebrei arrestati da agenti italiani, rinchiusi nei campi provinciali, da dove erano stati prelevati dalla polizia germanica. Da Fossoli (dove i tedeschi si sostituirono ai fascisti) le deportazioni con direzione Auschwitz iniziarono il 22 febbraio 1944. Un secondo campo di internamento fu istituito a Bolzano. Nelle zone orientali, dove il potere politico italiano era pressoché inesistente, gli arresti furono condotti direttamente dalla polizia tedesca, senza intermediazione italiana, sotto la guida del generale delle SS Odilo Globocnik (nativo di Trieste). Oltre mille ebrei di Fiume, Trieste, Venezia, Padova, furono deportati nel campo della Risiera di San Sabba (luogo di detenzione, tortura e morte anche per numerosi antifascisti e partigiani), unico campo di sterminio, dove le camere a gas mobili uccisero circa 2000 persone. In Italia il bilancio (non ancora definitivo) delle vittime della Shoah in Italia è stato di 8529 persone, delle quali 6806 deportate, 322 decedute in Italia in stato di detenzione o durante la fuga o suicidatesi; le altre arrestate ma non deportate. |