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La repressione antiebraica nazista in Italia

Gli ebrei rimasti nei territori della Repubblica Sociale Italiana dal settembre 1943 (inizio della politica di sterminio nazista in Italia) erano 32307 (128 in Abruzzo), tra nativi e profughi stranieri. L'azione antiebraica della R.S.I. fu inaugurata il 14 novembre 1943. Degli ebrei presenti se ne salvarono circa 24000, grazie all'aiuto di coloro che li nascosero e li protessero; circa 9000 furono invece gli arrestati nel corso dei venti mesi di regime.

Tranne casi particolari, tutti gli ebrei italiani (compresi quelli che si trovavano all'estero) furono deportati ad Auschwitz-Birkenau. Comandanti nazisti dell'organizzazione di repressione antiebraica in Italia furono Karl Wolff e Wilhelm Harster; vi era poi uno staff operativo di una decina di uomini delle SS, capeggiato dal capitano Dannecker, dell'ufficio RSHA che si occupava degli affari ebraici.

Tra le prime operazioni vi fu nel settembre 1943 il rastrellamento degli ebrei internati nelle province di Ascoli Piceno, Macerata, Chieti. Recenti studi hanno evidenziato che il primo convoglio diretto verso i campi di sterminio partì da Sulmona. La retata più grave fu effettuata a sorpresa a Roma il 16 ottobre 1943: nonostante la comunità ebraica avesse raccolto 52 chili d'oro , come richiesto dal comandante della piazza di Roma, Kappler, per non essere perseguitati, furono arrestate 1019 persone: di queste solo 149 uomini e 47 donne furono imprigionati nel campo (ne ritornò solo una quindicina, tra cui una sola donna); le restanti 823 non superarono la selezione e furono immediatamente avviate nelle camere a gas.

Gli uomini di Donnecker risalirono la penisola e si occuparono di altri rastrellamenti a sorpresa: Genova dal 3 novembre 1943; Siena e Montecatini il 5 novembre; Firenze il 6, 9 e 26 novembre; Bologna dal 7 dicembre; Milano il 6 dicembre. Dopo le vacanza natalizie, lo staff, comandato dal maggiore delle SS Friedrich Bosshaumer (sostituto di Donnecker, inviato in Ungheria per compiti analoghi a quelli italiani) tornò in Italia, con sede a Verona.

Le operazioni di rastrellamento proseguirono fino all'ultimo: esemplare a questo riguardo è il caso di Teramo, dove un gruppo di ebrei venne messo su di un torpedone mentre arrivavano gli angloamericani; i prigionieri riuscirono però a sopraffare le guardie e a fuggire.