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I militari italiani internati nei campi di concentramento nazisti
Già all'indomani della destituzione di Mussolini (25 luglio 1943), Himmler propose a Hitler di servirsi dei soldati italiani, ormai smobilitati, come manodopera per le industrie tedesche. Il piano si concretizzò dopo l'armistizio (8 settembre 1943): i prigionieri di guerra italiani furono denominati "Internati Militari Italiani", quindi destinati con vari compiti alle industrie del Reich.
Questo status non era riconosciuto dalla Convenzione di Ginevra sul trattamento dei prigionieri di guerra.
In pratica essi divennero veri e propri schiavi, in quanto non tutelati, non pagati, senza assistenza sanitaria; l'unica assistenza era quella religiosa.
La neonata Repubblica Sociale Italiana avrebbe dovuto in qualche modo occuparsi dei suoi connazionali con il "Servizio Assistenza Internati Militari e Civili" (che operò solo dal 1° marzo 1944), ma di fatto aveva le mani legate. Dai tedeschi gli internati italiani erano a malapena considerati un gradino sopra i russi, oggetto di palese razzismo nei loro confronti, tanto da essere accomunati agli ebrei. I lavoratori italiani operarono una specie di "resistenza passiva" rallentando la produttività, per questo vennero allora destinati ai compiti più umili e massacranti; si arrivò a dare il cibo in proporzione con il rendimento. A seconda della loro specializzazione, gli ex-soldati svolgevano compiti diversi: quelli del genio dovevano ricostruire ponti, strade, ferrovie, gli specialisti erano impiegati nelle fabbriche, ma la maggior parte ebbe per destinazione le miniere. La R.S.I., per costruire l'esercito repubblichino, promosse una campagna di propaganda di arruolamento, con la promessa della liberazione, del ritorno in patria, di una paga, ma solo una minima parte degli internati aderì (circa 19.000, di cui 6.500 ufficiali). In totale, furono più di 600.000 i militari internati nei lager (non considerando le migliaia di altri lavoratori coatti già impiegati sin dal 1933): tra questi 200 generali; i morti furono oltre 30.000, la maggior parte per malattia o inedia. |